Racconto di Carla Dozzo

Traversata del Matese

15-8-2016

 

Ieri siamo tornate (Marinella ed io) dalla Traversata del Matese, un percorso di 90 km circa, che si snoda, anzi abbraccia, la catena del Matese. Quota massima la Gallinola, 1934 m., dislivello massimo (da Petraroja a valico di  “Bocca della Selva”, ca 800 metri sotto il sole a picco.

 

Perché l’hai fatto? Domanda che ha senso porsi.

 

Sono partita per una specie di collezionismo delle vette, per aggiungere un’esperienza a quelle che sto accumulando in questi ultimi anni. Una impresa “sportiva”, la sfida della fatica, per vincere la mia pigrizia. “Mi iscrivo, così poi devo partecipare”.

Poi tutta l’ansia dell’essere ‘adeguata’. Non voglio far aspettare gli altri, non mi piace essere ultima,.. “i Caini ti lasciano in mezzo alla strada”.

Via via sciolgo i nodi, le inutili fisime. Mi sono allenata un po’ al mare, ma più che altro, ho intravisto l’idea di poter sempre ‘scendere dal treno’, visto che Franco, tutti i giorni, sarebbe venuto a prendere i bagagli. Se non mi fossi sentita a mio agio, avrei potuto mollare…. Mollare, che vergogna! Saper accettare i propri limiti, che grande virtù.

 

Arrivo nel Matese il 4 agosto e, il giorno dopo, vengo esaminata da Franco, Presidente emerito, ma anche grande organizzatore ed insuperabile supporter del gruppo. No, non sono antipatica, posso entrare.

Per non perdere tempo, in attesa del grande giorno, Marinella ed io visitiamo:

Le fonti Grassano di Telese - arrivandoci a piedi da San Lorenzello;

Alife - circumnavigando a piedi metà della città antica;

Monte Pugliano e Telese - alla ricerca di antichi ricordi purtroppo un po’ smarriti.

 

Poi, finalmente, dopo aver ansiosamente preparato i bagagli, convinta di aver dimenticato qualcosa di fondamentale, me ne vado a letto, pronta per una notte piena di agitazione.

 

Al punto di incontro, comincio a familiarizzare con coloro che sarebbero stati i nostri compagni di viaggio per una settimana. Emozione, ancora inutile preoccupazione.

Alcuni soci ci accompagnano al punto di partenza, evitandoci una faticosa salita.

 

8/8/2016 – prima tappa

E’ la giornata del gruppo, della conoscenza. Primo sguardo sul Matese, sui panorami che ci aspettano. Poca salita, una faticosa discesa nel bosco, verso Cusano Mutri.

Cena infinita alla Locanda del Conte e, finalmente, a letto.

Meraviglioso B&B di Lucia!

 

9/8/2016 – seconda tappa

Pietraroja. Visita al Paleolab, al famoso Scipionyx samniticus, detto Ciro. Meraviglioso fossile di piccolo dinosauro, in cui risultano visibili alcune parti molli. Esemplare unico al mondo.

 

Si parte alle 10. Già fa caldo. Salita continua vs un pianoro da cui si domina la civita di Cusano. Tante piccole tappe, da una zona di ombra all’altra. “Portate molta acqua, perché oggi servirà”.

Finalmente ci fermiamo per il pranzo in una zona panoramica, sotto alcuni alberi popolati da cicale. Estate, vera estate. Buoni i panini che ci ha preparato Lucia.

 

“Adelaide” – così ci incita Sandro, la nostra mitica guida. Alessandro chiude il gruppo in un abbraccio fraterno.

 

Pianoro, prima salita e le gole di Caccaviola. Sotto il baratro, sopra la feroce salita verso le miniere. Con il fresco, sarebbe pesante, con il caldo,… mi sento male. Un calo di sali, un colpo di sole? All’improvviso sento di non farcela, bevo, mangio qualcosa, sento un familiare fastidio allo stomaco.

Mi siedo e chiamo Alessandro. Polase, acqua fresca sulla testa. Gli avvoltoi svolazzano sulla mia testa (questo è il mito). Due volte tento di alzarmi ma devo sedermi di nuovo. “Rilassati, riposati”.

Sandro e Marinella mi sventolano con un telo.

Lentamente sento che il cervello si snebbia, lo sguardo torna acuto, le gambe mi sostengono. Alessandro si accolla anche il mio zaino. “oh, ma che sei dopata?” Il Polase e l’orgoglio ferito sono un gran carburante ed arrivo fino in fondo, con un discreto passo, riprendo lo zaino alla fontana Paola. Il percorso è ancora lungo e non proprio pianeggiante (“dolce”, come ciprospetta Sandro) e ci conduce a Bocca della Selva, 1400 mt. Questa si rilverà la tappa più dura, sia per il dislivello maggiore che per il caldo feroce.

 

Lezione appresa: non mangiare molto prima di un salita; portare una bustina di polase nello zaino.

 

Serata a tema: i tartufi (senza mangiarli).

 

10/8/2016 – terza tappa

Tappa di trasferimento, in leggera discesa nel Vallone del Cusanaro, fino alla piana del lago del Matese e poi gradevole salita fino al rifugio Cai di Monte Orso. Bei panorami e primo contatto con la zona più “montagnosa”: siamo alle pendici della Gallinola, la cima più alta della Campania, che affronteremo il giorno seguente.

Qui, quello che conta, è la festa! Siamo a “casa nostra”, ci raggiungono altri soci, il nostro affascinante presidente (Luca Iannitti). Vengo formalmente accolta nel CAI, con consegna della tessera, adesivo e spilletta. Nel mio discorso di ringraziamento (naturalmente vengo colta di sorpresa da questa faccenda mentre mi godo solitariamente il fresco e le stelle cadenti) riesco a ringraziare per il soccorso ricevuto nella salita del giorno prima (anche perché lo sanno tutti, naturalmente), sfatando il “mito” che i Caini ti lasciano a terra, se non ce la fai. Temo che le altre guide CAI facciano così!

La serata finisce con canti, chitarra ed urla di gioia per l’avvistamento delle stelle cadenti, in barba al cartello che richiede il silenzio dalle 22 alle 6 di mattina (le mie sacrosante 8 ore di sonno!).

 

Prima di cena, lezione sui costumi tradizionali del Matese, con un escursus che parte dall’illuminismo.

 

11/8/2016 – quarta tappa

Giornata clou, non solo perché siamo a metà settimana ed io ho definitivamente deciso che farò tutta la traversata (se non muoio prima), ma soprattutto perché saliremo sulla Gallinola e Punta Giulia. Da lì potremo ammirare un panorama mozzafiato, dal Tirreno all’Adriatico, … perché l’Italia qui, “si fa stritta stritta”. Peccato che il cielo sia coperto e sia prevista la pioggia!

 

La salita non è terribile, le nuvole aiutano e, a parte momenti di afa, arrivo in cima in piena forma. Punta Giulia. Un simpatico tabellone con l’indicazione delle vette, diviene fatale per Concetta, la silenziosa ed efficiente “terza guida”. Inciampa sul cavo di acciaio e cade con la faccia a terra su una pietra, battendo naso e fronte (sento un sinistro ‘stock’ che mi fa rabbrividire). Per fortuna si riprende e, pur frastornata dal colpo, riparte con le sue gambe. La giornta perde quella leggerezza ed allegria che ti dà il raggiungimento della cima. Con il cuore pesante, ci avviamo lungo la discesa, sotto l’amorevole, ma pressante guida del Cai di Boiano. Nella discesa guidano loro, esperti dell’area di Campobasso, in una staffetta che mi sembra molto bella, che dia ancora più senso all’associazione.

Discesa lunga, non direttissima, forse perché stiamo aspettando la pioggia. Pioggia che arriva, ma, educatamente, ci lascia il tempo per coprirci; scende gentile, per circa un’ora. Pranziamo sotto un ponte stradale, prima di proseguire per Campitello Matese, in un provvidenziale intervallo di sereno.

Cena sontuosa, con bis di ‘npaniccia (una zuppa di broccoletti, fagioli, pane raffermo, polenta).

Lezione serale sulle Farfalle del Matese.

 

12/8/2016 – quinta tappa

Tappa impegnativa, specialmente per la lunga discesa. Inizialmente saliamo verso il Miletto (la cima più alta del Matese, attribuito al Molise, che superadi poco i 2000 mt). Ammiriamo la grotta delle ciaole (cornacchie), che si apre in una bellissima parete rocciosa che ricorda le dolomiti (a meno del caratteristico colore rosaceo) e pranziamo su un trampolino erboso che ci consente di ammirare un vallone roccioso, generato dal ritiro dei ghiacciai. Entusiasmante. Seduti comodamente, possiamo ammirare una fantastica sequenza di montagne che si conclude con la Maiella che, però, rimane celata dalle nuvole per tutto il tempo.

E poi giù, per una interminabile discesa che sfida le nostre ginocchia, fino a portarci al suggestivo paesino di Roccamandolfi. Borgo delizioso, abbarbicato ad una montagna, che ci viene illustrato da una giovanissima guida della Pro Loco.

Cena da Topolino, con comica finale per “mancato pagamento”.

 

13/8/2016 – sesta tappa

Questa è la giornata del falsopiano. Sandro ci annuncia una salita iniziale e, poi, un lungo falsopiano che ci condurrà fino a Gallo Matese.

La salita si rivela assolutamente vera, il piano abbastanza falso. La prima ora, infatti, è dedicata ad una ripidissima salita verso gli impianti eolici, imponenti pale che girano al vento sopra la testa degli abitanti di Roccamandolfi. Da qui parte il falsopiano che si trasforma poi in un continuo sali e  scendi, con almeno tre o questtro scollinamenti relativamente facili.

Pranzo alla fontana delle 9 vasche, in un angolo di paradiso. Attraversiamo una valle isolata dal mondo, piena di mucche, vitelli, cavalli e puledrini. Ultimo sforzo e, finalmente, scendiamo verso Gallo Matese, di cui ammiriamo il lago artificiale.

Le mie gambe sono ormai di legno, ma comincio a sentire la meta vicina e cammino senza più cercare di prevedere cosa verrà, sapendo che Sandro non ci dirà mai la verità.

 

Ci ospita un delizioso B&B, presso cui mangiamo una serie di zuppe (molto asciutte) a base di fagioli e verza, variate con pasta, pomodoro e pancetta, il tutto accompagnato da una polenta integrale, soda, molto scura.

La serata si conclude in piazza, con balli e canti popolari, grazie all’animazione di Sandro, Annarita, Antonella e Gianmichele, la signora Caterina (che gestisce il B&B) e tutti quelli che amano ballare. Io, a letto, a dormire.

 

14/8/2016 – Ultima tappa

Oggi è la giornata trionfale. Da romana doc ho chiesto un arco di trionfo, da collocare a Valle Agricola per il nostro arrivo. Mi dovrò accontentare delle luci della festa che si svolgerà la serà in piazza.

Intanto partiamo, per passare dal lago di Gallo a quello di Letino, dove mangeremo un vero pranzo, là dove il Lete si trasforma in lago artificiale, per fornire elettricità ed acqua alla Ferrarelle, Lete e Prata.

Durante il pranzo cerco di non eccedere con le cose metavigliose che ci offrono, ma mi sfogo ad insalata (che ho desiderato tutta la settimana), sapendo che ci attendea un’ ultima salita, preceduta da opportuno riposo. Durante la salita sudo come una fontana, ma la meta è raggiunta: si scavalla verso Valle Agricola, con un panorama mozzafiato che ammiriamo dal nostro sentiero, a picco sulla valle di Prata.

 

Arriviamo tardi, festeggiamo l’arrivo con la pizza rossa del forno ed una birra fresca. Franco è stanco per la notturna sul Miletto e questo ci risparmia l’intervita finale sulle nostre sensazioni.

Soddisfazione enorme, panorami fantastici.