On. Beniamino Caso

 Beniamino Caso, uomo politico, umanista, naturalista ed alpinista.

Nato in un piccolo paesino dell'Appennino meridionale, studia medicina nella Napoli del 1848 dove  viene a contatto con i rivoluzionari delle barricate; conosce e frequenta giovani liberali quali Luigi Settembrini, Carlo Poerio, Bertrando Spaventa e il suo compaesano Gaetano Del Giudice in quel momento deputato al Parlamento di Monteoliveto.

Guidato dalla passione per la politica ereditata dal nonno, Don Biase Zurlo, Intendente del Molise, inizia il percorso che lo condurrà, puntuale, a vivere da protagonista gli eventi dell'Italia preunitaria. Nel 1850, a  soli 26 anni, è Sindaco di San Gregorio. Nel suo paesino esercita gratuitamente l’arte medica e si dedica allo studio della botanica e delle scienze naturali.

Trascorre la maggior parte del tempo a Piedimonte, nel grande palazzo di famiglia, circondandosi di amici, intellettuali, aristocratici, esiliati come il pittore salentino Giocchino Toma, tra i maggiori dell'800 napoletano.

Nella primavera del 1860, con le notizie dell'avanzamento dei garibaldini, ritorna all’attivismo politico di “patriota” e liberale.

Così ebbe a definire la sua posizione politica l’amico Antonio Gaetani:

“Era liberale della vigilia, non dei fatti compiuti, allorché essere liberali significava rasentare la galera e la forca”

Nell’estate del 1860 il palazzo di Beniamino Caso a Piedimonte diventa il quartiere generale della rivolta: lì si tengono segrete riunioni nel cuore della notte e lì vengono depositate armi e munizioni provenienti da Napoli.

Caso riunisce un gruppo di volontari con l’intento di promuovere un’azione unitaria nell’alto casertano. Investe molte delle proprie risorse economiche per formare la “Legione del Matese” a supporto delle truppe garibaldine che hanno iniziato la loro avanzata da sud. La sua conoscenza diretta con il marchese Villamarina (ambasciatore sardo) e con l’ammiraglio Persano, comandante della Maria Adelaide gli consente di ottenere 300 fucili con relative munizioni e la bandiera della Legione del Matese con lo stemma sabaudo.

I fucili arrivano con la fregata piemontese  Maria Adelaide e passano per lo scalo dell’Immacolatella in casse fatte risultare piene di zucchero per le quali viene regolarmente pagato dazio. Caricate su un carro partono alla volta di Capodichino, quindi Aversa, Caiazzo e in fine arrivano a Piedimonte al Palazzo Caso.

Da Piedimonte la Legione comandata dal maggiore De Blasiis parte il 31 agosto alla volta di Benevento dove entra il 3 settembre accolta dalla popolazione liberata da sette secoli di dominio pontificio.

Il 7 settembre Garibaldi entra a Napoli e procede alla nomina del Governo provvisorio del Distretto di Piedimonte, e di Beniamino Caso, quale suo membro.

Il clima è però tutt’altro che tranquillo; una violenta reazione sostenuta dalle truppe borboniche costringe alla fuga sul Matese i membri del Governo provvisorio.

Bisognerà aspettare il 1 ottobre, giorno del successo dei garibaldini nella Battaglia del Volturno,  per aprire definitivamente la stagione dell’Italia unita.

Nelle elezioni del 18 febbraio 1861 per eleggere i deputati del nuovo Regno d’Italia, Beniamino Caso è il più votato sia nel collegio di Piedimonte che in quello di Caserta.

Sceglie il collegio di Caserta per favorire l’elezione dell'amico Gaetano Del Giudice che a Piedimonte è il primo dei non eletti. È una scelta politica che Caso pagherà cara.

Nelle successive tornate elettorali sarà sempre Del Giudice ad avere la meglio per altri tre mandati consecutivi.

 Dal 1861 al 1865 Caso, 37 enne, è al parlamento della Capitale Torino.

Più che per l’esperienza parlamentare sono anni fondamentali per le amicizie, per i rapporti con gli ambienti scientifici, per la scoperta di un modello, quello piemontese, che sognava potesse diventare quello delle sue terre, in quegli anni afflitte dalla povertà, dall’analfabetismo, dalla mancanza di infrastrutture ma soprattutto dall’assenza di una prospettiva di sviluppo.

Dal nonno Biase ha ereditato l’idea che “uno dei compiti dei pubblici amministratori consiste nel realizzare lo stato di benessere della popolazione”.

Gli anni torinesi sono anche segnati dalla profonda amicizia con il Ministro delle finanze Quintino Sella con il quale condivide la passione per la montagna e l’alpinismo ma anche l’interesse per le scienze naturali.

Dopo la scadenza del mandato parlamentare Caso torna spesso a Torino dove il vivere è più dolce, più gratificante, più libero e più ricco.

Con Quintino Sella ed altri 70 appassionati di alpinismo, il 23 ottobre del 1863, nel Castello del Valentino a Torino, dà vita al Club Alpino Italiano.

Primo Presidente del club è il barone Ferdinando Perrone, il vicepresidente è Bartolomeo Gastaldi che dall’anno successivo, e fino al 1872, ne sarà Presidente. Dal 1865 al 1868 il vicepresidente è Beniamino Caso.

Lontano dalla politica, Caso si dedica agli studi sull’agricoltura e viene insignito della Croce di Cavaliere della Corona d’Italia.

La sua passione resta la botanica. A San Gregorio si dedica alla realizzazione di Villa Luisa (l’attuale villa comunale), un grandioso giardino intitolato alla mamma, da poco scomparsa, dove pianta alberi pregiati, piante officinali e fiori, impreziosendolo con vasche, fontane e vialetti.

Sono gli anni in cui conosce il Prof. Vincenzo Cesati ordinario di botanica all’Università di Napoli  e direttore dell’Orto Botanico con il quale condivide gli studi naturalistici e insieme al quale promuove la nascita della sezione napoletana del CAI, avvenuta il 12 gennaio del 1871, di cui Cesati è il primo Presidente.

Della Sezione napoletana Caso è tra i soci più attivi, nominato Delegato presso la Sede Centrale resterà tale fino alla morte.

Nel 1875 viene eletto Consigliere provinciale per il Mandamento di Capriati a Volturno.

Nello stesso anno dà vita, per gran parte a sue spese, all’Osservatorio Meteorologico di monte Muto, presso il convento di San Pasquale (oggi Santa Maria Occorrevole), il primo sull’Appennino meridionale, collegato con la rete nazionale facente capo all’Osservatorio di Moncalieri, diretto da Padre Francesco Denza.

Su iniziativa del CAI dal 25 settembre al 1 ottobre 1882 si tiene a Napoli l’Assemblea costituente dell’Associazione Nazionale di Meteorologia di cui Caso è uno dei fondatori e Padre Francesco Denza il direttore.

Nel  1881 il Club Alpino di Susa pubblica la sua opera scientifica più preziosa: La flora segusina di Francesco Re; straordinario lavoro, oltre che nella traduzione dal francese all’italiano e al latino, nell’adattamento ai moderni metodi di catalogazione e nell’aggiunta di molte proprietà officinali delle piante.

"Animo nobile di indole modestissima fu rapito ai vivi il 13 ottobre 1883."

I funerali solenni si celebrano il giorno successivo nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Piedimonte.

Le orazioni funebri sono tenute dai deputati: On. Pietro Rosano, On. Filippo Teti, On. Conte Roberto Gaetani.

Il Cai affida il ricordo di Beniamino Caso a Padre Francesco Denza. Il  barnabita così scrive su “La Rivista” del CAI:

"…mi si presenta propizia l’occasione di offrire all’estinto amatissimo un tenue pegno dell’amicizia sincera che a lui mi legò per molti anni, e di attestargli in qualche maniera la riconoscenza profonda per quanto egli fece a mio riguardo...

Parecchi discorsi, pieni di venerazione e di affetto, furono pronunziati sulla tomba dell’illustre e compianto cittadino. Questi furono già resi di pubblica ragione, e da essi rifulgono le doti ed i meriti di Beniamino Caso, assai meglio che da queste brevi ed incomposte parole, dettate, più che dalla mente, dal cuore addolorato del collega, dell’amico."

Nel 1898 gli uomini della montagna e gli amici del CAI di Napoli decidono di ricordare Beniamino Caso intitolandogli il Rifugio sul Monte Miletto che egli aveva immaginato durante la sua salita nell’inverno di 16 anni prima.

Preziosi restano i diari delle ascensioni di Beniamino Caso, di cui si riportano brevi stralci di quelli relativi alla prima invernale al Monte Miletto e al Colle della Asietta:

 

Una salita invernale al Monte Miletto (m 2050 sul mare). Dal giornale “Il Matese” febbraio 1882

 

"All’Illustre Conte G. Giusso Presidente della Sezione di Napoli del Club Alpino Italiano col voto ch’egli si faccia iniziatore della costruzione di un Ricovero a piedi del Monte Miletto queste pagine dedica il socio Beniamino Caso.

Da tempi assai remoti, quando i nostri buoni antenati camminavano cum pondere et mesura, e viaggiavano a basse pressioni M.e Miletto fu creduto un alpe formidabile non accessibile nell’inverno

Il Miletto, Giove immane dei  nostri monti, per soli due mesi dell’anno, Luglio ed Agosto, accordava a noi poveri mortali l’onore di essere visitato, e respingeva inesorabilmente a furia di nevi e di procelle l’uomo audace che tentasse di venirlo a riverire nei tempi proibiti.

Les Dieux s’en vont; ed io anche a costo di turbare i sonni tranquilli delle sante anime di Ludovico Paterno e di Gianfrancesco Trutta narrerò che ai 27 Gennaio ultimo misi senza stenti e pericoli il piede sulla temuta vetta.

Eravamo felici, eravamo inebriati di quell’etere divino che si respira in alto. Non mi attenterò di descrivere ciò che vedemmo di lassù.

I panorami alpini si vedono non si leggono

Chi vuol godere dello spettacolo stupendo che si presenta allo sguardo dal vertice di M.e Miletto, chi con lieve volger di testa desidera spaziare la cupida pupilla dall’Adriatico al Tirreno, dal Gargano ai monti di Gaeta, dai facili colli Partenopei alle cime eccelse dei due colossi dell’Appennino, la Majella ed il Gran Sasso vada!

Un racconto scritto, o parlato non è che riflesso pallidissimo del reale.

Abbandonate, cari concittadini, le vostre abitudini sedentanee; educatevi ed educate i vostri figli al culto delle montagne.

L’Alpinismo parola nuova che risponde a fatti nuovi è un fenomeno di fisica sociale:

esso è la forza segreta e provvidenziale che va spingendo di giorno in giorno l’uomo dal basso in alto per restituirlo da quei focolari d’infezioni che si chiamano città al grembo natìo olezzante e vitale della vergine natura: sui monti l’uomo si spoglia dei bassi pettegolezzi sociali, diventa più generoso, e le sue idee si allargano come l’orizzonte che si stende innanzi ai suoi occhi.

Le montagne rendono l’animo virile, vigorose le membra, ed offrono alla patria, se questa è in pericolo, non falangi di anemici ma robusti ed animosi difensori.

Sulle montagne sta la vita..."

 

Salita al colle dell’Asietta del 7 agosto 1878

“...Una lunga esperienza ci ha insegnato che la lena non viene mai meno allorquando si ha l’accorgimento, specialmente sul principio, di scalare un monte con passo lento e misurato:

I polmoni non si fanno convulsi; si dilatano grado a grado e acquistano la capacità che occorre per la respirazione degli strati leggeri dell’aria; le forze, diremmo, aumentano col salire. Eppoi, se non cammini per camminare ma per gustare i piaceri della montagna, vuoi o non vuoi, il sorriso di un prato smagliante o il cipiglio di una rupe china sull’abisso, la cadenza sommessa di una fontana o la nota fragorosa del torrente, l’ombra ospitale di un gruppo d’alberi, lo sguardo di quegli occhi gentili che chiamansi le corolle dei fiori, mille bellezze insomma, fermano i tuoi passi...”

A cura dell’Ing. Pierpaolo Tamasi

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Storia della Camera dei deputati